La storia degli arazzi

L’apparizione degli arazzi è normalmente fatta risalire al XIII secolo con la testimonianza, in Francia, degli statuti delle corporazioni. Il periodo anteriore, sostiene lo storico Jules Guiffrey nella sua opera “Histoire générale de la tapisserie”, resta avvolto nelle tenebre. Esistono frammenti molto semplici e rudimentali, sovente d’ispirazione araldica o con disegni d’animali.

Il famoso “panno” di Bayeux, risalente alla seconda metà dell’ XI secolo, non può infatti essere definito arazzo nel senso tecnico della parola, trattandosi di un ricamo ad ago tracciato con fili di lana di otto colori differenti su una fascia di tela di lino grezzo lungo 70 metri e largo 50 cm. circa. Illustra le conquiste dell’Inghilterra da parte di Guglielmo il Bastardo, duca di Normandia, detto poi il Conquistatore. La stessa considerazione si può fare a proposito del panno di San Gereone, risalente al medesimo secolo, tessuto in lana su ordito di lino e conservato, diviso in 4 frammenti, nei musei di Lione, Norimberga, Kensington e Berlino.

A partire dal XIV secolo, sotto il regno di Carlo V, la manifattura degli arazzi prende grande slancio in Francia e nelle Fiandre e si diffonde in tutta Europa raggiungendo il periodo di massimo splendore nel XVI e XVII secolo.

Nel XIV secolo i soggetti sono generalmente ispirati al Vecchio Testamento, con pochi personaggi, un’assenza totale della prospettiva e sovente con scritte e nomi che ne spiegano la storia. I colori sono vivi con predominanza del blu, del rosso e dell’oro. È l’epoca gotica.

Nel XV secolo, con la guerra dei Cento Anni (1337- 1453), gli arazzieri, cacciati dagli inglesi, si rifugiano dapprima nelle città del nord Lille, Arras e Valenciennes, poi nelle Fiandre dove creano il più importante centro di produzione degli arazzi. Le materie prime impiegate nella tessitura sono la lana filata ad Arras (“fin fil d’Arras”), importata dall’Inghilterra, la seta d’Italia, i fili d’argento e d’oro di Cipro. I tessitori sono anche tintori e dispongono di una gamma limitata di 12 colori.

Alla fine del XV secolo la corte di Francia, cacciata da Parigi dagli inglesi, s’installa provvisoriamente sulle rive della Loira (questo periodo provvisorio durerà circa un secolo). Attirati dagli ordini della corte, i tessitori raggiungono le rive della Loira e creano un nuovo stile di arazzi con un fondo di fiori, uccelli, piccoli, animali - i millefleurs - esaltando l’amore per la natura con scene ricche di grazia e poesia. Nato attorno al 1500, questo stile, che durerà fino a metà del XVI secolo, raggiunge un grande successo e passerà alla storia con il nome di “Bords de Loire”.

Con il Rinascimento l’arte dell’arazzo viene profondamente modificata legandosi intimamente alla pittura con nuove tecniche nella concezione del cartone e del disegno. Raffaello, con la famosa opera “Gli atti degli Apostoli”, realizzata tra il 1515 e il 1518, vi apporta l’arte della composizione, la prospettiva, la profondità, la luce e la decorazione, i bordi e gli arabeschi che avranno maggior impiego anni dopo con i “grotteschi”. Simboli di ricchezza e potenza, gli arazzi diventano appannaggio di re, nobili e principi della chiesa che incaricano i più illustri pittori per realizzare i cartoni al fine di celebrare le loro imprese ed i loro tornei o per riprodurre dei soggetti sacri.

Nel 1658, riunendo un centinaio di maestri tappezzieri, il sovrintendente Nicolas Fouquet fonda una propria manifattura a Maincy sotto la direzione artistica di Charles Le Brun che si avvale della collaborazione di diversi artisti per realizzare un solo cartone. Chi disegna i fiori, chi gli animali, chi le piccole figure, chi infine il paesaggio.

Nel 1662 Jean-Baptiste Colbert acquista una grande casa detta “I Gobelins” che prende il nome da una famiglia di tintori “in scarlatto”, i Gobelin appunto, originaria di Reims. Dalla successiva unificazione con i laboratori di tappezzeria creati da Enrico IV e sparsi fino ad allora per tutta la città di Parigi, nasce la “Manufacture Royale des Meubles de la Couronne”. In pochi anni, il genio organizzatore di Le Brun, divenuto nel frattempo primo pittore del Re Sole, riesce a fare dei Gobelins il centro creatore di un’ampia e ricca produzione destinata ad ornare le residenze reali.

Le Brun ha ai suoi ordini non solo pittori e maestri tappezzieri, ma anche orefici, fonditori, incisori, lapidari e falegnami. Si forma così la cerchia dei Gobelins, una comunità di artisti ed artigiani eccezionali, provenienti dai più diversi paesi. Nel 1675 gli artisti che vi lavorano sono 800. La perfezione del disegno e dei colori nella produzione degli arazzi è all’apogeo ed il punto è di una finezza mai raggiunta prima. I prezzi aumentano considerevolmente ed i tempi di produzione arrivano a superare i 5 anni a causa della complessità e della perfezione raggiunta nella tecnica di tessitura. Nel 1715, alla morte del re Luigi XIV, l’inventario degli arredamenti della corona riporta ben 2.155 arazzi dei Gobelins.

Sempre nel XVII secolo, appaiono in Francia e in Italia i primi arazzi dipinti su tessuto di seta e lino. L’11 agosto 1689 sul “Registro del Sovrintendente della Corona” sono registrati “4 arazzi di moaire dipinti dal maestro Bonnemer nella manifattura dei Gobelins che illustrano Il passaggio del Reno da parte del principe di Condé”. Pittore ordinario del re e collaboratore di Charles Le Brun, Bonnemer, aveva appreso la tecnica di dipingere gli arazzi su seta (tapisseries de peinture) durante il suo soggiorno a Roma.

La tecnica relativa a questa produzione, citata più volte nel “Registro del Sovrintendente della Corona”, sembra avvolta da un mistero, le informazioni sono rare e gelosamente custodite. Nella stessa manifattura dei Gobelins, un arazziere non svela all’altro “il segreto particolare per dipingere gli arazzi su tessuto”. Anche questi arazzi dipinti vengono impiegati per gli arredamenti di regge e palazzi, tanto da comparire ufficialmente nelle collezioni della corona. Nel 1792 costituiranno l’ultima decorazione del Ministero del Consiglio del Re. Ecco le origini del procedimento di produzione degli arazzi Editions d’Art de Rambouillet.

Nel XVIII secolo l’arazzeria diventa sempre più una moda di riproduzione e perde il suo spirito creativo. I soggetti e il disegno sono generalmente più leziosi ed i colori si arricchiscono di nuove tonalità pastello.

In questo periodo diventano di moda gli arazzi di gusto etnico. Alla fine del XVII secolo il principe Maurizio di Nassau aveva regalato al re Luigi XIV una serie di dipinti di Albert Eckhoud che rappresentavano gli abitanti, la flora e la fauna del Brasile. Il Re Sole, colpito dalla loro bellezza, fece produrre dai Gobelins una serie di 8 arazzi, chiamata “Vecchie Indie”, ispirata alle opere di Eckhoud. L’intera collezione fu presentata a Pietro il Grande in occasione della sua visita a Parigi e lo zar la espose con grande successo al museo Hermitage di San Pietroburgo. All’inizio del XVIII secolo fu realizzata, per volere del re Luigi XV, una nuova serie composta sempre di 8 arazzi, chiamata “Nuove Indie”. Alcuni di questi soggetti furono successivamente imitati da varie manifatture in diversi paesi d’Europa.

Sempre nel XVIII secolo la manifattura d’Aubusson crea un nuovo stile definito “rustico” utilizzando una tessitura di lana grossolana. Rapidamente si specializza nelle “verdures” acquisendo una buona reputazione in questo campo.

Con la rivoluzione francese la “Manufacture Royale” diventa un’istituzione di stato, gestita da funzionari. Gli artisti stranieri si disperdono. Il vandalismo regna sovrano, si distrugge, si saccheggia. Alcuni arazzi vengono bruciati per tentare di recuperare i fili d’oro e d’argento inseriti nella trama. Il primo impero segna la decadenza dell’arte degli arazzi: a partire da questa data non verrà più prodotto alcun capolavoro.

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